La Chiesa di San Giorgio in San Polo di Piave. Gli affreschi

Nel comune di San Polo di Piave, nella provincia di Treviso, tra le campagne coltivate a vite, si erge un tempietto della pietà popolare dedicato a san Giorgio. Fondato molto probabilmente in età longobarda su di un luogo abitato fin dai tempi dei Romani, la chiesa serba un ciclo di affreschi di Giovanni di Francia. Di Giovanni si ignorano la data e il luogo di nascita. Si conosce il nome del padre, Desiderio di Metz, e poco altro. Intorno al 1450, Giovanni risulta risiedere a Feltre, dalla quale si sposterà nelle vicine borgate bellunesi, per dare vita a delle opere degne di entrare nei canonici manuali di storia dell’arte, quali, ad esempio, gli affreschi della parrocchiale di Porcen di Seren del Grappa e le pitture del catino absidale della chiesa di Santa Giustina di Pedesalto. Nel 1462, l’artista si trasferisce con moglie e figli a Conegliano. Sono di questi anni i suoi lavori nella chiesa di San Pietro in Vincoli di Zoppè di San Vendemmiano, l’arcipretale di Mareno di Piave e le pareti della nostra chiesetta di San Polo.
Dopo aver attraversato l’intimo cimitero del sagrato e varcato il portone di legno, andiamo incontro ai tesori della chiesetta.

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Buona parte della parete nord è ricoperta da un affresco di grandi dimensioni, che rappresenta l’Ultima Cena. L’istante colto è quello di Gesù, allorché annuncia il tradimento di Giuda, delineato dal Cristo mentre offre un boccone di pane all’Iscariota.
Nella tavola imbastita non solo si osservano i simboli cristologici (agnello e pesce) e quelli eucaristici (pane e vino), ma emergono nella loro vividezza dei gamberi rossi di fiume, come nella tradizione artistica bellunese, feltrina e del trevigiano.
Il gambero rappresenta la festa eucaristica e, allo stesso tempo, simboleggia la resurrezione del Cristo. Il ciclo stagionale della muta del crostaceo si è ben prestato per raffigurare la morte, la dissoluzione del corpo e la stessa resurrezione.

 

 

Avanzando, si osserva il riquadro con la Madonna e San Francesco. La Vergine incoronata sostiene il Bambino sulle ginocchia; e sono colti mentre reggono in mano un melagrana, quale simbolo della castità, dell’incarnazione e della resurrezione; peraltro tale simbologia è richiamata dalla collana indossata dal Bambino, che termina con un cornetto. San Francesco, invece, appare quale esempio di Cristo per l’umanità ed è rappresentato come prefigurazione della passione.
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Sulla parete est, si trovano due episodi delle storie di San Giorgio nella città di Selene in Libia – San Giorgio e la principessa; San Giorgio battezza il popolo pagano – , tratti in larga misura dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

 

 

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Sulla parete sud, si trovano il riquadro con i santi Sebastiano e Bernardino da Siena, ambedue invocati contro la peste; quindi San Giacomo Maggiore e Sant’Antonio Abate, per finire con una Madonna con il Bambino.

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Infine, sulla controfacciata si osserva una Madonna col Bambino.

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Dietro a questa Chiesa si fondano secoli di tradizioni, storia, fede e cultura, indispensabili per valutare il vero valore artistico delle raffigurazioni che custodisce, come uno scrigno di pietra. Contemplare questo ciclo di affreschi nel luogo d’origine porta a riconoscere il profondo legame che esso ha con la liturgia, facendo apprezzare ancor di più la grandezza e l’ispirazione del loro artista; e la tenacia con la quale i devoti hanno preservato la Chiesa, malgrado il tempo e la barbarie.