Castello di Welsperg

Una delle ricchezze del Trentino Alto Adige è rappresentata dai tanti castelli, che fanno bella mostra di sé sopra le montagne più belle di questa regione. Il loro fascino ha soggiogato bambini ed adulti, nel passato come ai giorni nostri. Alcuni sono chiusi, altri sono ridotti a miseri e fascinosi ruderi, altri ancora sono visitabili in determinate occasioni o in certi periodi dell’anno.

Il castello di Welsperg è di fatto tra i più belli della Regione, nonché il più antico della Val Pusteria. Eretto poco lontano dal paese di Monguelfo, in provincia di Bolzano, il castello è uno dei migliori esempi dell’architettura militare e civile dell’epoca medioevale e rinascimentale.

La struttura è il risultato degli interventi eseguiti a partire dal XII secolo, per opera della famiglia Welsperg, che lo aveva adibito a residenza fino al 1907.

I signori di Welsperg, vassalli dei conti di Gorizia, erano stati investiti dall’avvocazia per il territorio che andava da Monguelfo a Dobbiaco.

L’avvocazia era un istituto diffuso in area tedesca, che consisteva nell’onere ed onore di tutelare gli enti e le istituzioni ecclesiastiche.

Estintasi la famiglia, il castello passò per via ereditaria ai conti Thun-Hohenstein-Welsperg.

Il mastio, il nucleo più antico, fu eretto tra il 1126 e il 1141 dai nobili fratelli Schwikher e Otto di Welsperg. Fin dall’inizio era stato concepito come una roccaforte militare a difesa del Monguelfo, come testimoniano il suo aspetto e la collocazione a strapiombo sul torrente Rio Cases.

Arrivarci è semplice. Si percorre in tutta tranquillità la strada statale E66 e si esce a Monguelfo. Si parcheggia l’auto al centro del paese e, dopo una suggestiva passeggiata di pochi minuti, si arriva all’ingresso del castello.

Si attraversa un ponte di legno, sorretto da due piloni, che lasciano intuire che una volta fosse levatoio, e ci si trova davanti ad una grande porta fortificata, affiancata da due feritoie.

Entrati, facciamo il nostro ingresso in un cortile interno di piccole dimensioni.

Purtroppo la torre con la sua classica copertura a piramide non è visitabile. Le cronache raccontano che al suo interno vi sia la segreta, dove i condannati scontavano la pena, dopo essere stati calati con una fune da una stretta apertura del pavimento sovrastante.

Niente paura, vi sono altri piccoli tesori, di cui riempirsi gli occhi.

Lungo il muro perimetrale vi è la Nuova Cappella. Consacrata il 12 novembre del 1510, il piccolo edificio si avvale della luce del sole mediante tre finestre con archi a sesto acuto. All’interno si possono osservare delle decorazioni di epoca barocca.

Da qui, si può passare alle cantine, costituite da un ambiente centrale, con soffitta a volta, e quattro vani adiacenti. Una porta ci permette di accedere alla lizza, il recinto nel quale affluivano i soldati per la guardia durante un’assedio. Ancora pochi passi e facciamo l’ingresso nella struttura principale.

Al piano terra si aprono due ambienti centrali, fiancheggiati da stanze, per lo più rivestite di legno di cirmolo e soffitto a listelli, come la Stube del Curatore.

Saliti al piano superiore, andiamo incontro alla Sala dei Cavalieri. Qui sono esposti una serie di dipinti dei nobili Welsperg. Quindi scopriamo la vecchia cappella romanica, consacrata a san Giovanni, solo in parte restaurata. Intorno al XVI secolo, l’originaria cappella venne quasi integralmente distrutta da un cedimento di un muro perimetrale.

Anche in questo piano, la sala centrale è costeggiata da quattro grandi vani, anch’essi rivestiti in legno e dai soffitti a pannelli. In una di queste stanze fa la sua bella figura una stube, abbellita da quadretti, raffiguranti gli stemmi della parentela dei signori di Welsperg. Tra queste, merita un occhio particolare la stanza denominata Stube del Conte.

La visita al castello non è la classica meta, che magari abbiamo intravvisto di sfuggita, passando per una destinazione diversa, ma promette al viaggiatore un lungo viaggio nel medioevo, nei panni di un cavaliere bianco alle prese con streghe, orchi e cavalieri dalla corazza nera, in un palcoscenico di mura e alberi secolari. Piccola nota a margine. Il vicino paese di Monguelfo merita una visita non frettolosa, dove il viaggiatore sarà coccolato dall’atmosfera del piccolo borgo senza tempo.