Gaspara Stampa, Rime, CLI, Piangete, donne, e con voi pianga amore

Piangete, donne, e con voi pianga Amore
poi che non piange lui, che m’ha ferita
sì, che l’alma farà tosto partita
da questo corpo tormentato fuore.
E, se mai da pietoso e gentil core
l’estrema voce altrui fu esaudita,
dapoi ch’io sarò morta e sepelita,
scrivete la cagion del mio dolore:
“Per amar molto ed esser poco amata
visse e morì infelice, ed or qui giace
la più fidel amante che sia stata.
Pregale, viator, riposo e pace,
ed impara da lei, sì mal trattata,
a non seguir un cor crudo e fugace”.

Gaspara Stampa, Rime, CCVIII

Viver ardendo e non sentire il male
Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco
Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco,
qual nova salamandra al mondo, e quale
l’altro di lei non men stranio animale,
che vive e spira nel medesmo loco.
Le mie delizie son tutte e ’l mio gioco
viver ardendo e non sentire il male,
e non curar ch’ei che m’induce a tale
abbia di me pietà molto né poco.
A pena era anche estinto il primo ardore,
che accese l’altro Amore, a quel ch’io sento
fin qui per prova, più vivo e maggiore.
Ed io d’arder amando non mi pento,
pur che chi m’ha di novo tolto il core
resti de l’arder mio pago e contento.