I Re Magi

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra lo fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.
(I Re Magi di Gabriele D’Annunzio).
Il noto componimento di D’Annunzio, i Re Magi, celebra un’atmosfera di mistica dolcezza nel rievocare la visita dei Re Magi al Bambino Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, facendo proprie le tradizioni legate a questi personaggi accorsi ad adorare l’Infante. Le stesse tradizioni ricordano i loro nomi. In ebraico si ricordano come Galaat, Malgalath e Saratin; in greco, invece, si citano come Apellio, Amelio e Damasco; e, infine, in latino assumono il nome di Gaspare, Baldassarre e Melchiorre.

Le testimonianze antiche sui Re Magi sono numerose e provengono, per lo più, dai vangeli apocrifi. In un frammento del vangelo degli Ebrei (II secolo), i Magi accorsi sono numerosi, anche se alla loro guida vi sono tre, chiamati “Melco, Caspare, e Fadizarda”.
Un altro apocrifo, il vangelo dello Pseudo Matteo, che diverrà la fonte principale degli artisti medioevali per le loro raffigurazioni, riferisce che “I Magi offrirono ciascuno una moneta d’oro” a Gesù. Dopo di che ciascuno di loro porse un dono personale: Gaspare la mirra, Melchiorre l’incenso, Baldassarre l’oro.
Ancora, il vangelo apocrifo dell’Infanzia del Salvatore riporta il momento quando Giuseppe vede arrivare i Magi: “Mi pare siano auguri: non stanno fermi un attimo, osservano e discutono tra loro. Sono forestieri: il vestito è diverso dal nostro vestito, la veste è amplissima e scura, hanno berretti frigi e alle gambe portano sarabare orientali”.
Il Vangelo arabo dell’infanzia, apocrifo del V-VI secolo, precisa che i Magi sono discepoli di Zaratustra, il profeta della religione iranica: “Allora santa Maria prese una delle fasce del bambino e come in contraccambio la diede loro, che l’accettarono da lei con grande riconoscenza”. Quando fecero ritorno in patria “mostrarono quella fascia che santa Maria aveva loro regalata. Perciò celebrarono una festa: accesero il fuoco, secondo la loro usanza, lo adorarono, e vi gettarono sopra quella fascia. Il fuoco l’avvolse e l’accartocciò; ma, spentosi il fuoco, estrassero la fascia tale quale era prima, come se il fuoco non l’avesse mai toccata. Perciò essi si misero a baciarla, a mettersela sugli occhi e sul capo”.

Lo stesso apocrifo ricorda che: “Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i Re Magi ed ordinare loro di andare ad adorare il Bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo come guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre…I Re Magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassarre, che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi”.
Il quadro si complica se ci poniamo nell’ottica delle fonti cristiane canoniche. Dei Quattro Vangeli, due iniziano con il battesimo di Gesù (Marco e Giovanni) e due con la sua nascita (Matteo e Luca). Degli ultimi due, solo un Vangelo riporta dei Magi, catturando la immaginazione e a suscitare la meraviglia su questi “gentili”. In esso (Mt,2) viene descritto l’episodio del loro arrivo a Gerusalemme alla corte di Erode, il re di Giudea.
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo di re Erode. Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo? All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda; da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”.
Come si vede, Matteo non fa alcun cenno sul numero dei Magi. Riporta un generico “alcuni Magi dell’Oriente”. Peraltro, il fatto che le altre fonti canoniche non abbiamo riportato nessun cenno su questo episodio ha fatto storcere il naso a molti esegeti moderni. Altri studiosi, invece, credono di leggere due brani dell’Antico Testamento.
Nel libro dei Numeri (24,17), si ricorda il mago Balaam, che pronuncia un oracolo: “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino; una stella spunta da Giacobbe e uno scettro da Israele”. Potrebbe essere anche una coincidenza, ma è curiosa l’analogia. Un mago predice una stella, che simboleggia il sorgere del Messia. Pertanto non appare un’idea peregrina immaginare l’Evangelista intento a costruire la vicenda con un preciso intento didascalico: la stella raffigura il re Davide, che attesta la venuta al mondo del Messia, discendente della stirpe di Davide, tra l’altro nato nella città di Davide.
Il secondo brano dell’Antico testamento (Libro dei Salmi, LXXI, 10) sembra offrire le caratteristiche, che si manterranno fino ai giorni nostri: “Il re Tarsis e delle Isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi”.
La denominazione di Magi è qualcosa di molto antico. Erodoto (485 a.C.-425 a.C.), il padre della storia, li ricorda come appartenenti ad una delle sei tribù della Media. Erano sacerdoti e venivano chiamati astrologi, indovini, filosofi. Il vocabolo deriva dal greco e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana, piuttosto chiusa, che si interessava di astronomia e astrologia.
Nell’antica tradizione persiana, i Magi erano discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina, legata al mazdeismo. Esso prevedeva un’idea del tempo ciclico, all’interno del quale agiva un “Soccorritore divino”, che apriva l’era di rinnovamento e di rigenerazione, dopo la fase di decadenza preesistente. Questa particolare attesa messianica era costituita da tre misteriose figure di salvatori e rigeneratori del tempo futuro. Dopo le prime due ere di transizione, rigenerate dai primi soccorritori, la terza era si sarebbe aperta grazie al bimbo di una vergine, discendente di Zaratustra. Il bambino era destinato a portare l’immortalità agli esseri umani di buona volontà. Per di più, questo atteso messianico sarebbe stato annunciato da una stella.
Interessante a questo proposito, l’apocrifo dell’infanzia arabo siriaco: “Ora avvenne che, quando il Signore Gesù nacque a Betlemme di Giudea, ai tempi di re Erode, dall’Oriente vennero a Gerusalemme dei Magi, come aveva predetto Zaratustra, e avevano con sé, come doni, oro, incenso e mirra; ed essi lo adorarono e gli offrirono dei doni”.
Secondo altre teorie, invece, i Magi sarebbero appartenuti alla setta dei “Sabiani Harran”, una setta che si dedicava allo studio degli astri intorno al VII secolo a.C.; altre ancora li identificano negli arabi del deserto, le cui carovane commerciavano in incenso e oro con le terre israelitiche sin dal tempo del re Salomone.
Infine, un’ultima teoria li vedrebbe appartenere alla comunità degli esseni, una comunità giudaica che viveva a Qumram, una località sulla riva occidentale del Mar Morto. Stando a quanto consta, i cenobiti di Qumram erano esperti osservatori dei fenomeni celesti e in alcuni testi a loro ascrivibili è citata la stella messianica, associata all’oro, l’incenso e la mirra.
Anche i tre doni sono stati oggetto di esegesi, ovviamente. Tra le innumerevoli interpretazioni vi è la traslazione simbolica dei doni: il Bambin Gesù è il più prezioso, come l’oro, il più pregiato tra i metalli; la sua anima devotissima, dato che l’incenso è il simbolo della devozione; e il suo corpo è incorruttibile, perché la mirra preserva la carne dalla corruzione.
I Re Magi, tornati in Oriente, vissero ancora qualche anno. Alla loro morte, i loro corpi furono custoditi con cura, tanto che Elena, madre dell’imperatore Costantino, ebbe modo di recuperarli e portarli al sicuro all’interno della chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli.
Secondo una leggenda, intorno al IV, il vescovo milanese Eustorgio, ebbe in dono dall’imperatore d’Oriente le spoglie dei Magi. La tradizione vuole che Eustorgio le fece trasportare all’interno di un colossale sarcofago di età romana con la scritta “Sepulchrum Trium Magorum”, che si trova ancora oggi nella Cappella dei Re Magi nella basilica milanese a lui dedicata.
Le reliquie rimasero a Milano fino al 1164, quando Federico il Barbarossa, che era stato scomunicato da papa Alessandro III, sconfisse i Milanesi. Fu allora che l’imperatore prese le reliquie come bottino di guerra e le donò all’arcivescovo di Colonia, Rainaldo di Dassel. Il quale, tranne tre dita date in regalo alla vicina città di Hildesheim, le depose nella cattedrale della città tedesca, dove sono ancora custodite, all’interno di un sarcofago in argento dorato, lungo oltre due metri e alto poco più di un metro e mezzo.
Durante il trafugamento di Federico, i milanesi riuscirono a nascondere una medaglia fatta – stando alla tradizione – con una parte dell’oro donato a Gesù Bambino, che, in occasione dell’Epifania, viene esposta vicino al sarcofago vuoto nella Cappella dei Magi, situata nel transetto della basilica di Sant’Eustorgio.
Il 3 gennaio 1904, l’arcivescovo di Milano, Andrea Carlo Ferrari, riuscì ad ottenere dei frammenti ossei delle spoglie dei Magi, che furono deposti nella chiesa di sant’Eustorgio, all’interno di un’urna di bronzo, posta a lato del sacello vuoto nella Cappella dei Magi.
In Lombardia vi è un altro luogo che custodisce delle reliquie dei Re Magi. Esse – tre falangi – sono nella chiesa di Sant’Ambrogio a Brugherio, in provincia di Monza. Anch’esse vengono esposte nel giorno dell’Epifania.