Castel del Monte, una fortezza federiciana

Non lontano da Andria c’è un luogo magico, dove riecheggiano le suggestioni della Puglia medioevale, che in gran parte rimandano all’immaginario collettivo su una delle più grandi personalità dell’epoca, ovvero Federico II, re di Sicilia, duca di Svevia, re dei Romani e Imperatore del sacro Romano Impero e re di Gerusalemme.
In seguito al trattato di San Germano del luglio del 1230, che prevedeva la revoca della scomunica dell’imperatore a costo di pesanti condizioni, Federico II poté dare mano al riordino e al consolidamento del suo sistema difensivo, sapendo bene che i suoi problemi non erano finiti con papa Gregorio IX e la sua non sopita politica egemonica. Così buona parte delle sue energie furono impiegate a realizzare e ricostruire numerosi “castra” e “castella”, come il maniero di Lucera e il castello di Gioia del Colle con le sue alte torri quadrangolari.

Ancora oggi, uno di essi, in un paesaggio senza tempo, sospeso e immobile, fa bella mostra di sé sulla spianata sommitale di una collina della Murgia andriese. Il suo nome è Castel del Monte. Delle sue origini si conosce poco nulla. In assenza di vere e proprie evidenze archeologiche, la sua prima fase costruttiva si può assegnare alla prima metà del XIII secolo, attraverso un documento in cui esso viene esplicitamente menzionato, senza però offrire esaustive informazioni, tanto da lasciare ampie lacune di conoscenza, condizionando di fatto le possibilità interpretative sulla fabbrica del castello. La testimonianza è il mandato del 29 gennaio del 1240, attraverso il quale Federico II disponeva che il Giustiziere di Capitanata, Riccardo di Montefuscolo, si adoperasse di reperire tutto il materiale edile necessario per il castello, nei pressi della chiesa intitolata a Santa Maria del Monte, l’antica abbazia benedettina conosciuta anche sotto il nome di “Santa Maria di Monte Balneolo”, della quale si sono perse le tracce.
Il provvedimento ordinava che:

“Item d(e eodem) mandato facto per eumdem scripsit eidem G(ualterius) de Cusencia. Cum pro castro, quod apud Sancyam Mariam de Monte fieri volumus, per te, licet de tua iurisdictione non sit, instanter fieri velimus actractum, fidelitati tue precipiendo mandamus, quatinus actractum ipsum in calce, lapidibus et omnibus aliis (o)portunis fieri facias sine mora; significaturus nobis frequenter quid inde duxeris faciendum; (tale) in hoc studium habiturus, ut, sicut hoc specialiter sollicitudini tue committimus, sic et cetera”.
Registro della Cancelleria di Federico II del 1239-1240, trascrizione 476, datata Gubbio 29 gennaio 1240.

Il suo compilatore materiale, che certamente non voleva lasciare ai posteri una opera storica, ma mettere su carta le parole di Federico, non chiarisce se il materiale edilizio e i lavori fossero volti alla fondazione o al completamento della fortezza. Tuttavia, alcune osservazioni, che meriterebbero una più approfondita analisi archeologica, porterebbero a leggere nel termine “actractum” una copertura, escludendo quindi la fabbrica di fondazione. Peraltro, nello “Statutum de reparatione” (1241-1246), una lista di castelli bisognosi di manutenzione, viene menzionato il nostro castello, dando da pensare che la sua fondazione debba risalire ben prima del 1240.

Come tutte le fortezze medioevali, la struttura di Castel del Monte va letta quale costruzione polivalente adibita a molteplici funzioni; e quella bellica risulta la più evidente. Ubicato su un rilievo e nelle immediate vicinanze delle principali vie di comunicazioni, per lo più sorte in rapporto all’antica Via Traiana, che lo collegavano alle realtà vicine, anch’esse fortificate, il castello si configurò come uno degli anelli di congiunzione di un più ampio sistema di controllo territoriale areale. A causa della sua particolare posizione e la sua stessa forma massiccia, che compromettono in buona misura l’azione delle macchine da guerra o le semplici offensive della fanteria, Castel del Monte non conobbe le soluzioni costruttive tipiche dei castelli, quali il fossato e il relativo ponte levatoio, ma ciò non pregiudicò mai la sua capacità di superare indenne agli assedi a cui fu sottoposto, tanto da superare il bombardamento del 1528 delle truppe francesi.
Nel 1876, ormai ridotto in condizioni precarie, Castel del Monte venne acquistato dallo Stato italiano e, nel 1996, il Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco lo ha inserito nella World Heritage List, con la seguente motivazione: “Castel del Monte possiede un valore universale eccezionale per la perfezione delle sue forme, l’armonia e la fusione di elementi culturali venuti dal nord dell’Europa, dal mondo Mussulmano e dall’antichità classica. È un capolavoro unico dell’architettura medioevale, che riflette l’umanesimo del suo fondatore: Federico II di Svevia”.

Castel del Monte non rappresentò solo un presidio tattico e strategico di un nodo territoriale importante, ma ricoprì le consuete funzioni residenziale, economica e amministrativa, per lo più legata all’esercizio dell’ambito fondiario, nonché di rappresentanza e di propaganda, dato che la sua forma architettonica figurò l’emblema stesso del potere federiciano, riproducendo la stessa corona imperiale.

Checché si sia scritto e detto, il castello possiede una pianta ottagonale irregolare, senza alcuna “divina proporzione” e tanto meno presenta una correlazione con il moto solare; e lo spazio interno è costituito da due piani, ambedue caratterizzati da otto stanze trapezoidali, le cui coperture sono tramate da un’ingegnosa soluzione architettonica di volte a campata centrale quadrata e laterali triangolari, mentre le chiavi di volta sono evidenziate da decorazioni antropomorfiche, zoomorfiche e fitomorfiche.

Dagli spigoli della costruzione si staccano otto torri, anch’esse ottagonali irregolari, che evidenziano delle feritoie asimmetriche; e tre di esse nascondono le scale a chiocciola che pongono in relazione i due piani, mentre nelle rimanenti trovavano posto i locali della guarnigione, con tutti i servizi, alcuni dei quali piuttosto all’avanguardia per quell’epoca, come i bagni. Nelle facciate, racchiuse da due torri, si aprono due finestre, di cui una bifora al primo piano – ad eccezione del lato nord, dove si apre una trifora – e l’altra, una monofora, al piano terra, eccetto sui lati occupati dai due ingressi.

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Il grandioso portale dell’ingresso principale, posto sul lato est dell’edificio, è anticipato da una scala con due lati simmetrici e presenta due pilastri scanalati con capitelli, che reggono un architrave ornamentale, dal quale si staglia un timpano cuspidato. Sul lato opposto, ad ovest, si apre l’ingresso secondario, privo di decorazioni di nota.

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L’interno del castello si dischiude nel cortile ottagonale, ovviamente irregolare, dal quale è possibile osservare il contrasto cromatico, derivante dall’utilizzo di breccia corallina per gli elementi decorativi del piano terra; di pietra calcarea delle mura; e, infine, le lastre di marmo sul piano superiore. Qui, si aprono tre porte finestre, sotto le quali si possono osservare delle piccole strutture, che, forse, una volta reggevano un ballatoio ligneo, attraverso il quale era possibile compiere un percorso anulare.

 

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La visita al castello è senza dubbio un’occasione per trascorrere delle ore rilassanti all’insegna della cultura e della scoperta delle particolari bellezze naturali del luogo. Ma è anche vero che si tratta di un’occasione per scoprire la sua vera storia, spogliandola da tutte le riletture alternative in un fiorire di fantasie di ogni genere – da quelle occultistiche ai soliti templari -, che saprà raccontare di un prezioso patrimonio storico artistico, frutto del sovrapporsi di diverse culture e stili e voluto da un uomo che la storia ricorda come Stupor Mundi.

La “Stele del pan”. Un vandalismo di carnevale

Anche questo carnevale è ormai alle porte e Venezia si prepara a vivere gli ultimi scampoli della festa più colorata e divertente dell’anno. Le forze dell’ordine presidiano la città, per evitare che possano verificarsi stupidi atti vandalici e danneggiamenti vari. Tuttavia, si devono registrare gesti assurdi e insensati, come la coppia di focosi “amanti”, che non è riuscita proprio a resistere al richiamo della passione ai piedi del ponte di Calatrava, nei pressi di Piazzale Roma. Una scena indecente non nuova, dato che nel passato – anche recente – altre coppie si sono distinte in queste esibizioni degne di biasimo. Comunque sia, incurante del luogo e delle centinaia di persone assiepate attorno, per lo più preoccupate di riprendere l’intero amplesso

coppia_focosa
immagine tratta dal web

e divulgare questo edificante momento via web, la coppietta a malincuore è stata fermata dagli agenti della polizia municipale e denunciata all’Autorità giudiziaria. A quanto pare i due hanno poco meno di quarant’anni: lei veneziana, lui dell’entroterra. Mah! Bel segnale per capire in quale degrado morale e sociale siamo avvolti.

Purtroppo, ci sono stati altri atti assurdi. La tendenza di sporcare le mura dei palazzi e delle chiese con le bombolette spray non è venuta meno, anzi. Si registrano nuove scritte incomprensibili, scarabocchi e parolacce volgari. Inoltre, per non farsi mancare nulla, qualche genio ha ben pensato di lasciare traccia della sua misera esistenza, imbrattando la cosiddetta “Stele del pan”, collocata alla fine della Calle Dolfin, adiacente al Campo dei Santi Apostoli, a pochi passi da Rialto.

Stele_Sottoportego_Falier_Rio_Apostoli_Venezia.jpg

La lastra di pietra d’Istria è una testimonianza unica del suo genere, dato che le altre non sono sopravvissute al tempo e all’incuria, e rimanda al XVIII secolo, precisamente al 27 ottobre 1727, allorché il Governo Veneziano si mise d’impegno nel contrastare un fenomeno piuttosto dilagante in città: il contrabbando del pane. Su di essa è inciso l’editto su ambedue i lati, che vietava di cuocere, trasportare e vendere il pane se non all’interno dei panifici cittadini autorizzati, pena dure sanzioni.

Ecco il testo:

IL SERENISSIMO PRENCIPE
FA SAPER
ET ED ORDINE DELL’ILLVSTRISSIMO ET ECCELLENTISIMO SIGNOR
INQVISITOR SOPRA DATII
CHE ALCVNO COSI HVOMO COME DONNA NON ARDISCA DI FABBRICAR
O FAR FABRICAR VENDER E FAR VENDER PANE DI FARINA DI FORMENTO
IN QVAL SI SIA LVOGO DELLA CITTA’ COSI FORESTO COME CASALINO
NELLE CASE NE IN BARCHE NE PER LE STRADE ALLA PORTA D. GHETO
RIVA DELL’OGLIO SANTI APOSTOLI NEI ALTRI LVOGHI DELLA CITTA’
IN PENA DI CORDA PREGGION GALERA E DE DVCATI VENTICINQVE
PER CADAVNO OGNI VOLTA CHE CONTRAFACESSERO LA METTA DE
QVALI SUBE MINISTRI CHE FACESSERO LE RETENTIONI DELLE REI OLTRE
LA META DEL PANE E DVCATI DINQVE DALL ARTE DE PISTORI NE
POSSINO VSCIR DI PREGGIONE LI RETENTI SE NON HAVERANNO VNA
FEDE DAL GASTALDO SVE..TRO CHE SU STATA REINTEGRATA
ARTE DELLI DVCATI CINQVE ESBORSATI SE SI TROVASERO TRANS..
S DELLI FORNERI CADINO IN PENA DVPLICATA GIA DECRETATA.
…….ETA NON OTTIMA POSSINO ESSER RETENTI E POSTI
PER..V..ZZ SOPRA LE PVBLICE NAVI E S INTENDANO INCORSI E SOT
TOPOSTI A TVTTE LE PENE SPRADETTE QVELLI CHE LI AVESSERO
…NDATI A VENDER DETTO PANE.
E ALCVNO ARDISCE DI TEMERIAMENTE OSTARE ALLE RETENTIONI
…RELO ALL’ASPORTO DEL PANE S INDENDI CADVTO E SOCCOMBENTE
ALLE PENE MEDESIME DE DELINQVENTI POSSINO TANTO GL’VNI
QVANTO OGN ALTRO ESSER RETENTI DA OGNI CAPITANIO
CON LI PREMI SOPRADETTI.
POSSINO PVR ESSER RETENTI LI MAGAZINIERI OSTI E QVEI DELLE
CAMERE LOCANDE CHE TENESSERO PAN FORESTIER O D OGNI ALTRO
LVOGO FVOR DA QVEI PISTORI CHE FVSSERO OGLIGATI A RICEVERLO
SEMPRE SEGNATO E MARCATO GIVSTO ALL OBLIGO DELI STESSI
E NON ESSENDO CON TALI REQVESITI S INTENDI SEMPRE ..ER CONTRA
BANDO E LI MEDESIMI SOGGIETI ALLE SOPRADETTE PENE.
LI BARCAROLI CHE CONDVCESSERO PANE IN QVESTA CITTA’ E L
VASSERO PERSONE CHE NE PORTASSERO CABINO NELLA PENA DE
DVCATI VINTICINQVE E D ESSERLI ABBRVCIATA LA BARCA E S
INTENDINO BANDITI PER ANNI DVE DA QVEL TRAGHETTO IN
CVI ESERCITASSERO LA LIBERTA.
SIA IL PRESENTE PROCLAMA STAMPATO PVBLICATO ET INCISO
IN MARMO ALLA PORTA DEL GHETTO RIVA DELL OGLIO SANTI
APOSTOLI SAN MARTIN ET ALTRI LVOGHI PIV FREQVENTATI DA
CONTRAFACIENTI ACCIO RES.. PRESTAT L’INTERA OBBEDIENZA
ALLO STESO POSSA ESSER ADOTTO PRETESTO D IGNORANZA
PER VENIRE IN LVME DE REI SI ACCETTERANNO DENONCE SECRETE
E SI FORMERA PROCESSO PER VIA D INQVISITIONE CONTRO SIMILI CON
DRADATTORI ONDE SI ESTIRPI VN DISORDINE SI PERNITIOSO NON SOLO
ALL INTERESSE DEL PVBLICO CHE A QVELO DEL ARTE DE PISTORI.
DAT. LI 07 OTTOBRE 1707.
GIO. BATTISTA LIPPOMANO INQVISITOR SOPRA DACII
CANDIDO QVERINI NOD. DELL’INQVISIT.
ADI. 31 OTTOBRE 1727 PVBLICATO SOPRA LE SCALE
DI SAN MARCO E DI RIALTO AT ALTRI LOCHI

 

La stele, già oggetto nel passato di atti vandalici, è stata insudiciata dal “poaretto” di turno con le solite frasi idiote.

Stele del pan

Per fortuna il danno era di lieve entità, tanto che in poche ore si è provveduto a ripulirla con il solvente apposito per la pulizia della pietra e del marmo,

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in attesa del prossimo ebete.